martedì 29 maggio 2007
L'America in rosso
Il dipartimento del commercio ha reso noto un rapporto che quantifica al 6,8% del pil il deficit della bilancia commerciale USA, poco meno del record del 7% di fine 2005. Oltre metà dell'incremento si deve ai costi energetici. Ad aumentare è però anche il deficit relativo ai beni di consumo, dovuto ad una crescita delle importazioni che ha annullato i progressi dell'export. A riguardo si è fatta sentire la crescente dipendenza dalle importazioni provenienti dall'Estremo Oriente ed in particolare dalla Cina. "Per comprendere l'amaro record di fronte al quale ci troviamo - ha commentato Peter Morici, economista dell'università del Maryland - dobbiamo considerare il simultaneo impatto di petrolio, importazione di autovetture e fattore-Cina". Se sul fronte automobilistico sono le importazioni dal Giappone a tenere banco (Toyota ha da pco superato GM), per quanto riguarda le manifatture ed in particolare il tessile, il tallone d'Achille resta la Cina a causa di una valutazione dello yen giudicata dalla Casa Bianca "non corrispondenti alle leggi di mercato". I democratici imputano il deficit alle politiche commerciali del Presidente, George W.Bush, che negli ultimi cinque anni avrebbero leso gli interessi delle aziende e dei lavoratori americani a favore di pratiche commerciali considerate "largamente ingiuste". Non poche voci all'interno del partito democratico sostengono la necessità di adottare politiche protezionistiche, soprattutto per tutelare le manifatture del Midwest, che vanno nella direzione opposta alla liberalizzazione dei commerci internazionali rilanciata da Bush durante lo scorso viaggio in Asia. In alcuni ambienti finanziari, preoccupati per l'enorme deficit pubblico, si ipotizza una nuova compagna dei buoni del tesoro (la prima fu lanciata durante la guerra per finanziare lo sforzo bellico) volta a respingere l'attacco cinese, secondo creditore Usa. Lo scopo sarebbe quello di ridimensionare il ruolo della Cina usando il patriottismo, sempre vivissimo negli Stati Uniti. Se la campagna andasse in porto permetterebbe agli Usa di evitare l'Opa cinese ed al contempo ridimensionerebbe il peso del dragone in campo economico e commerciale.
sabato 26 maggio 2007
Al Presidente
London - La partenza del secondo genito di Carlo e Diana per l'Iraq sta sensibilizzando i teenager inglesi sulla guerra. Nella city britannica adesso spopola la maglietta con la scritta i'm Harry. A Falluja però l'esercito di Sua Maestà ne ha sconsigliato l'utilizzo. Là a spopolare è ancora l'AK-47.
mercoledì 23 maggio 2007
Al Presidente
Atene - Il Presidentissimo Cav. Berlusconi, per ottimizzare la vittoria della Champions, a fine gara ha dichiarato ai microfoni di Mediaset Premium: "Tutte le aspiranti socie dei circoli delle libertà che si tessereranno entro la fine di giugno potranno usufruire di un rapporto sessuale con il loro milanista preferito". In cima alla lista dei desideri delle brambilliane c'è Leandro Grimi, a seguire Mauro Tassotti.
martedì 22 maggio 2007
Chemical generation
Preoccupano i risultati che emergono dalla relazione annuale dell'O.E.D.T.,acronimo di Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze. Citando il documento redatto: "I prezzi delle droghe illecite in vendita nelle strade d'Europa è crollato negli ultimi cinque anni e probabilmente il livello di oggi è il più basso mai registrato". Il dato più allarmante è il superamento dell'offerta di stupefacenti sulla domanda, vera causa del conseguente crollo del costo. Un ulteriore elemento di preoccupazione è dato dal fatto che la guerra dei prezzi interessa solo marginalmente le droghe leggere (prezzo sceso del 12%), mentre riguarda in primo luogo le droghe pesanti: -45% l'eroina, -22% la cocaina, - 47% l'ecstasy. Il consumo nel vecchio continente rimane comunque distante da quello a stelle e strisce, ma la crescita costante della richiesta di ecstasy e cocaina preoccupa. Per di più i dati vengono settimanalmente confermati dai Tg che ci informano di sequestri record. Mai come negli ultimi anni questi record vengono infranti cosi frequentemente, ma anzichè indicare un successo nella lotta al traffico, i sequestri testimoniano solo la maggiore quantità di scambi. Mentre ci si continua ad interrogare sugli effetti negativi delle droghe leggere e sulla possibilità di somministrarle ai malati terminali, le nuove generazioni sembrano disinteressarsi della canna ed avvicinarsi sempre prima e con maggior frequenza ad anfetamine, mdma e chetamina. Queste le droghe delle nuove generazioni europee, oltreoceano invece vanno per la maggiore gli psicofarmaci. Chi ci rimarrà prima?
Guglielmo
Guglielmo
domenica 20 maggio 2007
Al Presidente
Padova - Le prostitute sono finalmente riuscite a liberarsi dei magnaccia. Grazie al bollino dell'amore nasce Schemasessantanove, newco di cui il Tesoro avrà il 29,9%. La compagine azionaria è formata da soci industriali che permetteranno alla società di sviluppare tutte le proprie potenzialità: Moretti (20%), Unitalia (16%), Fininvest (12,5%), L'Eric (10%), LapoElkann (7%) e Malgioglio ( 4,6%).
venerdì 18 maggio 2007
Al Presidente
Washington D.C. - Gli elettori democratici hanno trovato il modo per scegliere chi li rappresenterà alle presidenziali del 2008. Sarà il candidato che avrà raccolto più pooh-dollar. In Italia l'on. Fioroni lo ha definito un metodo davvero democratico.
mercoledì 16 maggio 2007
Al Presidente
Langley, Virginia - Michael V. Hayden si scusa con il Presidente degli Stati Uniti d'America per l'uscita di "At the center of the storm": "I nostri uomini hanno fatto tutto il possibile ma quel Tenet è davvero un tipo sveglio!". Bush ha dichiarato ai media che la colpa è dell'asse del male perchè ha pagato la pubblicazione del libro. Osama, intervistato da Galeazzi, smentisce.
lunedì 14 maggio 2007
Anch'io voglio 4 miliardi di dollari !
Warren Buffet è il secondo uomo più ricco al mondo e gestisce una società che investe 60 miliardi di dollari, cui si devono aggioungere altri dieci, che entrano con medesima frequenza, frutto dei risparmiatori ed investitori che credono nella sua capacità di creare valore. Del resto, come non dare fiducia ad una persona che, solo nel corso dello scorso anno, ha donato in beneficienza 30 miliardi di dollari alla fondazione Gates? Si, esattamente trenta miliardi di dollari. La Berkshire Hathaway investe davvero in tutto, dalle assicurazioni alla petrolchimica, e lui, a 76 anni si è stancato di fare il Presidente esecutivo ed il Direttore degli investimenti. Per farsi sostituire dalla prima carica sceglierà uno tra i tre top manager interni che sono arrivati al rush finale, mentre per la carica di direttore si affiderà ad un esterno. Per scegliere quest'ultima figura ha trovato una soluzione quanto mai logica, che quindi stride con la realtà italiana. Mentre da noi gli A.D. sono frutto di assensi o accordi tra membri del salotto buono, Warren ha deciso di basarsi sul merito. Come? Attraverso una competizione che decreterà per l'appunto il più meritevole. Ai quattro top manager, che arriveranno vivi alla fine delle selezioni, il finanziere statunitense affiderà, ciascuno, quattro miliardi di dollari (= a chunk of money). Chi li saprà investire meglio sarà il nuovo Direttore degli investimenti della Berkshire Hathaway. Magari le parole di Buffet e quelle di Sarkozy sul merito arriveranno anche in Penisola. Non si sa mai.
Guglielmo
Guglielmo
Al Presidente
Conferma del post del giorno 28 Aprile. E' vero! Cecilia non è andata a votare. Come anticipato, domenica 20 avrà luogo il ballottaggio per la camera con vista sull'Eliseo. La conferma da "Le journal du dimanche" che però non pubblica l'articolo. Ancora una volta Legardere, che palle!!!
...intanto a...
Piazzetta Cavour, Pordenone - Banchetto di AN a sostegno del family day. Finisce con Joao Luis Nazario a distribuire volantini contro la cannabis. Ho detto tutto.
...intanto a...
Piazzetta Cavour, Pordenone - Banchetto di AN a sostegno del family day. Finisce con Joao Luis Nazario a distribuire volantini contro la cannabis. Ho detto tutto.
domenica 13 maggio 2007
Al Presidente
The White House - Laura è riuscita a convincere George ad indossare il frac per la cena in onore della regina Elisabetta. Sua Altezza Reale ha apprezzato molto il gesto e, per mettere a proprio agio i cugini americani, dopo la seconda portata ha ruttato in faccia a Cheney.
sabato 12 maggio 2007
Italiani: i più infelici d' Europa. Forse per colpa delle istituzioni
Secondo un recente studio della Cambridge University, gli Italiani sono i più infelici d’Europa. Pare proprio che nel Belpaese, quello delle canzoni napoletane e del Colosseo, della pizza margherita e dei gianduiotti, del Milan e delle Tods, non si stia poi così bene. Pare che non basti il sole tutto l’anno e il lambrusco a renderci felici. Dallo studio, riportato dal Corriere, l'infelicità dei cittadini del Belpaese deriverebbe dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni, nel sistema sociale e nell'avvenire.
Alora, mi domando se sia vero che non abbiamo fiducia nelle istituzioni e nell’avvenire. Ci penso un po’ e cerco di ricordare dei momenti in cui mi sono reso conto che l’Italia è governata da persone serie e da istituzioni che funzionano. Ci provo per un po’, ma i fatti che mi vengono in mente mi fanno pensare che forse, quelli di Cambridge, dopo tutto, non hanno sbagliato…
Subito mi viene in mente il modello di onestà e virtù che è stato il penultimo Capo del Governo fa che giustificava chi evade le tasse perché, “effettivamente sono troppo alte, e fa bene chi cerca di non pagarle”? Lui era la persona che governava il nostro Paese e che doveva dare l'esempio...
Continuo a riflettere, cerco esempi, ma alla fine mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni pubbliche quando, in una città come Palermo, appena prima delle elezioni amministrative vengono assunti 110 autisti dell’autobus. 110 autisti che non hanno la patente! Dico, 110 autisti che non sanno nemmeno dov’è l’accensione in un autobus! E in cambio del loro voto, si sono accaparrati un salario per tutta la vita.
Non limitarti al mondo politico, mi dico, vedrai che negli altri settori andiamo meglio. Penso allo sport, siamo sempre stati bravi negli sport! …ma poi mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui un grande ciclista che ha vinto molto, dichiara di aver fatto uso di doping e il giorno seguente il capo del CONI, la massima autorità sportiva del Paese, lo candida come “modello da seguire per tutti i giovani sportivi”. Il suo grande merito è avere fatto outing, che abbia vinto col doping non conta più… quella è acqua passata.
Dai, mi dico, nel calcio almeno ci sarà qualcosa di buono, d’altra parte non siamo campioni del mondo per nulla! Ci rifletto un pò e mi chiedo, come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui si scopre che “il campionato più bello del mondo” è falsato da anni e l’unica punizione che la giustizia ritiene giusto infliggere è la retrocessione di una squadra e qualche punto in meno in classifica?
Ci deve pur essere un settore in cui le cose funzionano bene, mi dico, ci deve essere per forza… i trasporti! Da sempre siamo bravi a costruire macchine e da qualche anno siamo pure i primi al mondo nel costruire navi. Rifletto un po’ e poi mi domando, ma come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui la linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Torino è stata iniziata più di dodici anni fa e non è ancora terminata?
Su dai, mi ripeto, pensa alla FIAT, c’è Lapo a capo del marketing, quelli della FIAT sono sempre stati bravi a costruire le macchine e se lui è li, di sicuro è perché se lo merita ed è bravo. Se lo merita ed è bravo! Un po’ come il penultimo AD di Alitalia, dopo non essere riuscito a risanare l’azienda, anzi dopo averla portata sull’orlo del tracollo finanziario, per mandarlo via gli hanno dato una buona uscita di decine di milioni di euro. E adesso cosa fa? Sarà andato in pensione con tutti quei soldi, uno penserebbe. Macchè, lavora ancora per lo Stato Italiano che nonostante la debacle in Alitalia lo ritiene un supermanager e lo ha assunto in un Ministero. Ovviamente, con uno stipendio da super dirigente, bravo e che se lo merita.
Non vorrei essere pessimista, ma forse anche nei prossimi anni, negli studi della Cambridge University, gli Italiani risulteranno ancora i più infelici.
Alora, mi domando se sia vero che non abbiamo fiducia nelle istituzioni e nell’avvenire. Ci penso un po’ e cerco di ricordare dei momenti in cui mi sono reso conto che l’Italia è governata da persone serie e da istituzioni che funzionano. Ci provo per un po’, ma i fatti che mi vengono in mente mi fanno pensare che forse, quelli di Cambridge, dopo tutto, non hanno sbagliato…
Subito mi viene in mente il modello di onestà e virtù che è stato il penultimo Capo del Governo fa che giustificava chi evade le tasse perché, “effettivamente sono troppo alte, e fa bene chi cerca di non pagarle”? Lui era la persona che governava il nostro Paese e che doveva dare l'esempio...
Continuo a riflettere, cerco esempi, ma alla fine mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni pubbliche quando, in una città come Palermo, appena prima delle elezioni amministrative vengono assunti 110 autisti dell’autobus. 110 autisti che non hanno la patente! Dico, 110 autisti che non sanno nemmeno dov’è l’accensione in un autobus! E in cambio del loro voto, si sono accaparrati un salario per tutta la vita.
Non limitarti al mondo politico, mi dico, vedrai che negli altri settori andiamo meglio. Penso allo sport, siamo sempre stati bravi negli sport! …ma poi mi chiedo come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui un grande ciclista che ha vinto molto, dichiara di aver fatto uso di doping e il giorno seguente il capo del CONI, la massima autorità sportiva del Paese, lo candida come “modello da seguire per tutti i giovani sportivi”. Il suo grande merito è avere fatto outing, che abbia vinto col doping non conta più… quella è acqua passata.
Dai, mi dico, nel calcio almeno ci sarà qualcosa di buono, d’altra parte non siamo campioni del mondo per nulla! Ci rifletto un pò e mi chiedo, come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui si scopre che “il campionato più bello del mondo” è falsato da anni e l’unica punizione che la giustizia ritiene giusto infliggere è la retrocessione di una squadra e qualche punto in meno in classifica?
Ci deve pur essere un settore in cui le cose funzionano bene, mi dico, ci deve essere per forza… i trasporti! Da sempre siamo bravi a costruire macchine e da qualche anno siamo pure i primi al mondo nel costruire navi. Rifletto un po’ e poi mi domando, ma come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni di uno Stato in cui la linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Torino è stata iniziata più di dodici anni fa e non è ancora terminata?
Su dai, mi ripeto, pensa alla FIAT, c’è Lapo a capo del marketing, quelli della FIAT sono sempre stati bravi a costruire le macchine e se lui è li, di sicuro è perché se lo merita ed è bravo. Se lo merita ed è bravo! Un po’ come il penultimo AD di Alitalia, dopo non essere riuscito a risanare l’azienda, anzi dopo averla portata sull’orlo del tracollo finanziario, per mandarlo via gli hanno dato una buona uscita di decine di milioni di euro. E adesso cosa fa? Sarà andato in pensione con tutti quei soldi, uno penserebbe. Macchè, lavora ancora per lo Stato Italiano che nonostante la debacle in Alitalia lo ritiene un supermanager e lo ha assunto in un Ministero. Ovviamente, con uno stipendio da super dirigente, bravo e che se lo merita.
Non vorrei essere pessimista, ma forse anche nei prossimi anni, negli studi della Cambridge University, gli Italiani risulteranno ancora i più infelici.
venerdì 11 maggio 2007
Al Presidente
Gerusalemme - Clint Eastwood dopo il successo di "Letters from Iwo Jima" e "Flags of our fathers" è stato coinvolto nel processo di pace arabo-israeliano. Sia Hamas che Olmert vogliono vedere un suo film per capire il punto di vista dell'altro.
giovedì 10 maggio 2007
Il bello di vivere qui
Mi ricordo che un giorno, o forse era una sera, a Parigi, io ed un mio caro amico abbiamo iniziato una curiosa discussione su un ipotetico secondo passaporto. Mi ricordo di avergli chiesto “Gian, ma se tu avessi la possibilità di avere un secondo passaporto, che paese sceglieresti?”.
Allora sopra i nostri letti campeggiava una grande cartina geografica, mi misi a fissarla cercando l’ispirazione adatta alla nostra fantomatica scelta. Qualcuno propose la Svizzera, qualcun altro propose la green card statunitense, il sottoscritto vagheggiò addirittura l’idea di scegliere il passaporto del paese con la stella di David..
Ben presto però i dubbi e le incertezze prevalsero e allora ci dicemmo “Ma, che paese è la Svizzera? Sarà mica un paese, una Nazione, cosa significa essere svizzeri? E poi che Cantone scegliamo?!”. Per non parlare di Israele, che senso avrebbe possedere un passaporto del genere? Che ti preclude l’entrata in metà paesi del mondo e nell’altra metà sarai comunque guardato con un certo sospetto. Decisamente da scartare. La green card un tempo certamente ha avuto un certo fascino, ma oggi ? Andate voi a Ryad o a Karachi col passaporto USA. Da qui il pensiero che, forse, la famosa espressione “italiani, brava gente” non andasse sottovalutata o, peggio, derisa. Chi odia gli italiani? Quale paese, oggi, considera l’Italia una minaccia o un paese i cui cittadini sono da considerarsi visitatori sgraditi? Beh, io azzarderei una risposta secca: NESSUNO!
Gli italiani saranno pure associati alla riduttiva immagine “pizza e mandolino”, ma la pizza è buona (tutti ce la invidiano) e le ballate napoletane strappano lacrime oppure strappano sorrisi.
L’Italiano è buono per definizione, è generoso, rumoroso, noncurante, magari superficiale, ma dotato di buon gusto, spesso geniale. Un popolo di santi, poeti e navigatori...
L’Italia fa parte dell’Unione Europea, l’agglomerato politico, sociale ed economico migliore sulla piazza. Non avremmo forse i soldi degli americani ma da noi il 20% della popolazione non vive sotto la soglia della povertà e non abbiamo un milione di persone chiuse in carcere. Non occupiamo le terre di nessuno e non credo che qualcuno verrà nel breve termine a rivendicare parte dei territori in cui siamo stanziati. Nessuna vertenza. Le nostre case sono solide, in muratura, Katrina o non Katrina rimangono in piedi e non abbiamo il vezzo di cambiarle ogni cinque anni. Ogni paesello, da Lisbona a Bucarest, ha la propria chiesa col suo bel campanile, a testimonianza di un legame col territorio che dura da secoli. Il rapporto uomo-ambiente è sedimentato, lo testimonia la geografia dei borghi e l’urbanistica dei borghi stessi. L’Uomo e la Natura vedono le loro esistenze intersecate, modificate vicendevolmente, frutto di una coesistenza millenaria. In Italia non puoi fare più di venti chilometri senza incontrare un insediamento umano, ma nemmeno venti chilometri senza trovare uno scorcio di campagna.
Da noi si mangia bene. E si mangia sano. Una dieta equilibrata è da considerarsi importante anche oggi, nonostante la modernità e tutte le tecniche a disposizione. Negli USA un bambino su tre è obeso, non ciccio, obeso. Che società è una società di obesi? Cosa se ne deduce? Che è una società dove il rapporto tra la necessità e la disponibilità della risorsa primaria per l’uomo (e per qualsiasi essere vivente), ovvero il cibo, è sfasata, risulta non equilibrata. Ed un rapporto squilibrato con un elemento così basilare come il nutrimento non può non farmi pensare che tale equilibrio possa venir meno anche in altre sfere della vita.
Inoltre si beve bene. Appurato che uno o due bicchieri di vino a pasto possono essere positivi per il fisico oltre che per l’animo, grazie agli effetti anti-ossidanti, il vino italiano, non me ne vogliano i cugini d’oltralpe, è decisamente il migliore per qualità e, soprattutto, per varietà. Un aspetto per noi prestigioso che determina inoltre un buon rientro economico.
Da noi si veste bene, siamo i veri padroni del buon gusto, i migliori stilisti sono italiani o, perlomeno, tra il gruppo dei top, gli italiani sono certamente maggioranza. Chi di noi ha viaggiato lo avrà di certo notato, gli “altri” vestono decisamente peggio! L’abito non fa il monaco ma come diceva un saggio, aiuta.
Inoltre, per noi che viviamo nel ridente Nord-Est, và sottolineata la fortuna di vivere in una delle regioni più ricche d’Europa dove il tasso di disoccupazione non va oltre il 3%, i servizi sanitari ed i trasporti funzionano bene, siamo posizionati quasi al centro del continente. Io vado a Venezia in un’ora e a Cortina in una e mezza..
Per non parlare del patrimonio artistico-culturale di cui siamo depositari e del quale mi sembra velleitario cercare di sintetizzare qui, in poche righe, il suo splendore e la sua vastità.
A me sembra che non siano cose da poco. A me sembra che noi a volte non ce ne rendiamo conto e non ci diamo abbastanza da fare per valorizzare, mantenere e magari accrescere le ricchezze che ci circondano. Quella sera, a Parigi, ho capito che sono fortunato, veramente fortunato, a vivere in quest’angolo di mondo che mi può offrire così tanto. Le persone e soprattutto i giovani d’oggi dovrebbero capirlo, devono diventare consapevoli del fatto che sono delle persone privilegiate e che ci si aspetta da loro che siano i custodi di una pregiata civiltà millenaria.
Io non voglio un secondo passaporto. Mi basta quello che ho. E sono orgoglioso che sopra ci sia scritto “ Unione Europea - Repubblica Italiana”.
Roberto
Allora sopra i nostri letti campeggiava una grande cartina geografica, mi misi a fissarla cercando l’ispirazione adatta alla nostra fantomatica scelta. Qualcuno propose la Svizzera, qualcun altro propose la green card statunitense, il sottoscritto vagheggiò addirittura l’idea di scegliere il passaporto del paese con la stella di David..
Ben presto però i dubbi e le incertezze prevalsero e allora ci dicemmo “Ma, che paese è la Svizzera? Sarà mica un paese, una Nazione, cosa significa essere svizzeri? E poi che Cantone scegliamo?!”. Per non parlare di Israele, che senso avrebbe possedere un passaporto del genere? Che ti preclude l’entrata in metà paesi del mondo e nell’altra metà sarai comunque guardato con un certo sospetto. Decisamente da scartare. La green card un tempo certamente ha avuto un certo fascino, ma oggi ? Andate voi a Ryad o a Karachi col passaporto USA. Da qui il pensiero che, forse, la famosa espressione “italiani, brava gente” non andasse sottovalutata o, peggio, derisa. Chi odia gli italiani? Quale paese, oggi, considera l’Italia una minaccia o un paese i cui cittadini sono da considerarsi visitatori sgraditi? Beh, io azzarderei una risposta secca: NESSUNO!
Gli italiani saranno pure associati alla riduttiva immagine “pizza e mandolino”, ma la pizza è buona (tutti ce la invidiano) e le ballate napoletane strappano lacrime oppure strappano sorrisi.
L’Italiano è buono per definizione, è generoso, rumoroso, noncurante, magari superficiale, ma dotato di buon gusto, spesso geniale. Un popolo di santi, poeti e navigatori...
L’Italia fa parte dell’Unione Europea, l’agglomerato politico, sociale ed economico migliore sulla piazza. Non avremmo forse i soldi degli americani ma da noi il 20% della popolazione non vive sotto la soglia della povertà e non abbiamo un milione di persone chiuse in carcere. Non occupiamo le terre di nessuno e non credo che qualcuno verrà nel breve termine a rivendicare parte dei territori in cui siamo stanziati. Nessuna vertenza. Le nostre case sono solide, in muratura, Katrina o non Katrina rimangono in piedi e non abbiamo il vezzo di cambiarle ogni cinque anni. Ogni paesello, da Lisbona a Bucarest, ha la propria chiesa col suo bel campanile, a testimonianza di un legame col territorio che dura da secoli. Il rapporto uomo-ambiente è sedimentato, lo testimonia la geografia dei borghi e l’urbanistica dei borghi stessi. L’Uomo e la Natura vedono le loro esistenze intersecate, modificate vicendevolmente, frutto di una coesistenza millenaria. In Italia non puoi fare più di venti chilometri senza incontrare un insediamento umano, ma nemmeno venti chilometri senza trovare uno scorcio di campagna.
Da noi si mangia bene. E si mangia sano. Una dieta equilibrata è da considerarsi importante anche oggi, nonostante la modernità e tutte le tecniche a disposizione. Negli USA un bambino su tre è obeso, non ciccio, obeso. Che società è una società di obesi? Cosa se ne deduce? Che è una società dove il rapporto tra la necessità e la disponibilità della risorsa primaria per l’uomo (e per qualsiasi essere vivente), ovvero il cibo, è sfasata, risulta non equilibrata. Ed un rapporto squilibrato con un elemento così basilare come il nutrimento non può non farmi pensare che tale equilibrio possa venir meno anche in altre sfere della vita.
Inoltre si beve bene. Appurato che uno o due bicchieri di vino a pasto possono essere positivi per il fisico oltre che per l’animo, grazie agli effetti anti-ossidanti, il vino italiano, non me ne vogliano i cugini d’oltralpe, è decisamente il migliore per qualità e, soprattutto, per varietà. Un aspetto per noi prestigioso che determina inoltre un buon rientro economico.
Da noi si veste bene, siamo i veri padroni del buon gusto, i migliori stilisti sono italiani o, perlomeno, tra il gruppo dei top, gli italiani sono certamente maggioranza. Chi di noi ha viaggiato lo avrà di certo notato, gli “altri” vestono decisamente peggio! L’abito non fa il monaco ma come diceva un saggio, aiuta.
Inoltre, per noi che viviamo nel ridente Nord-Est, và sottolineata la fortuna di vivere in una delle regioni più ricche d’Europa dove il tasso di disoccupazione non va oltre il 3%, i servizi sanitari ed i trasporti funzionano bene, siamo posizionati quasi al centro del continente. Io vado a Venezia in un’ora e a Cortina in una e mezza..
Per non parlare del patrimonio artistico-culturale di cui siamo depositari e del quale mi sembra velleitario cercare di sintetizzare qui, in poche righe, il suo splendore e la sua vastità.
A me sembra che non siano cose da poco. A me sembra che noi a volte non ce ne rendiamo conto e non ci diamo abbastanza da fare per valorizzare, mantenere e magari accrescere le ricchezze che ci circondano. Quella sera, a Parigi, ho capito che sono fortunato, veramente fortunato, a vivere in quest’angolo di mondo che mi può offrire così tanto. Le persone e soprattutto i giovani d’oggi dovrebbero capirlo, devono diventare consapevoli del fatto che sono delle persone privilegiate e che ci si aspetta da loro che siano i custodi di una pregiata civiltà millenaria.
Io non voglio un secondo passaporto. Mi basta quello che ho. E sono orgoglioso che sopra ci sia scritto “ Unione Europea - Repubblica Italiana”.
Roberto
mercoledì 9 maggio 2007
Al Presidente
Sharm El Sheikh - Intramezzo musicale durante la conferenza di pace sull'Iraq. Al piano (-bar) Jerry Calà.
lunedì 7 maggio 2007
Al Presidente
Paris - "Segolene non ha studiato il GF...le donne si nominano sempre tra loro." Questo il commento rubato da un giovane cronista al celebre Marco Liorni durante un aperitif dinoire chez la Mezzanine de l'Alcazar.
domenica 6 maggio 2007
Al Presidente
Villa d'Este - Vip party al Grand'Hotel per festeggiare il quindicesimo scudetto interista. Moratti tratta con Del Piero l'acquisto di Birindelli (per sfruttare il 3 per 2), mentre Seedorf beve champagne offerto da Bertolino che festeggia doppio. Renato Zero canta: il triangolo no.
Commenti
Premetto che il blog è apertissimo a tutti i tipi di commenti. Però vi ricordo che i commenti servono per criticare in maniera costruttiva e non per ripicche personali. Vi prego di mantenere sempre un certo livello di educazione e rispetto. Grazie
ALL AROUND THE WORLD
Ma la Cina..
Ma la Cina ci fa o ci è?
Cos’è veramente la Cina del XXI secolo, una promessa superpotenza, o un gigante dai piedi d’argilla?
I traguardi raggiunti da questo paese negli ultimi vent’anni sono effettivamente impressionanti, ma fin dove potrà crescere il potere (economico) e l’influenza (politica) di questo gigante geografico e demografico?
Quale sarà il punto di saturazione della sua forza? Riuscirà un giorno a bilanciare l’egemonia degli USA?
La Cina di oggi è indubbiamente un fenomeno complesso. Protagonista di un’ascesa economica senza pari si trova tuttavia a dover fronteggiare problemi di ordine sociale non secondari. La migrazione di centinaia di milioni di contadini dalle campagne (vero cuore storico del paese) alle nuove megalopoli della costa e dell’est rappresenta un fenomeno imponente la cui gestione pone dei delicati problemi di ordine logistico, sanitario, ecologico e quant’altro.
L’economia sempre più affamata di risorse materiali stressa il territorio. L’acqua e la terra sembrano non bastare mai. Siccità, inquinamento delle acque e desertificazione sono problemi all’ordine del giorno. Stiamo assistendo a dei cambiamenti rapidi ed epocali che sono amministrati dal governo centrale, ovvero dal partito comunista cinese, ovvero da una dittatura. Fino ad ora i cinesi sono stati abili a smorzare gli effetti stridenti che un’economia sempre più di libero mercato e sempre più legata agli investimenti stranieri provoca se imbrigliata in uno schema politico totalitario. Fin quando ci sarà di che sfamare la voglia di benessere dei cinesi il regime riuscirà a legittimare la propria posizione, ma quando inevitabilmente la crescita economica si raffredderà lasciandosi alle spalle un nuovo ceto medio (di qualche centinaio di milioni d’individui) non sarà facile far collimare l’assetto politico attuale ed il nuovo ordine sociale. E allora cosa farà la Cina?
Assisteremo al consolidamento di uno stato “nuovo”, un ibrido che concilia liberismo e assolutismo? Oppure anche l’assetto politico sarà costretto al cambiamento? Riuscirà il partito comunista cinese ad essere talmente realista, cinico ed umile da fare uno o due passi indietro per il bene del paese? Assisteremo ad una replica politica della graduale apertura che ha contraddistinto la gestione dell’economia dai tempi di Deng oppure il cambiamento sarà molto più violento?
Per ora la Cina sembra non pensarci, impegnata nell’amministrazione di un paese che cresce ogni giorno a ritmi vertiginosi, un paese che sembra aver imboccato la corsia di sorpasso a 180 e che non può più rallentare, pena la perdita della corsa (con la storia?).
Ma la Cina ci fa o ci è?
Cos’è veramente la Cina del XXI secolo, una promessa superpotenza, o un gigante dai piedi d’argilla?
I traguardi raggiunti da questo paese negli ultimi vent’anni sono effettivamente impressionanti, ma fin dove potrà crescere il potere (economico) e l’influenza (politica) di questo gigante geografico e demografico?
Quale sarà il punto di saturazione della sua forza? Riuscirà un giorno a bilanciare l’egemonia degli USA?
La Cina di oggi è indubbiamente un fenomeno complesso. Protagonista di un’ascesa economica senza pari si trova tuttavia a dover fronteggiare problemi di ordine sociale non secondari. La migrazione di centinaia di milioni di contadini dalle campagne (vero cuore storico del paese) alle nuove megalopoli della costa e dell’est rappresenta un fenomeno imponente la cui gestione pone dei delicati problemi di ordine logistico, sanitario, ecologico e quant’altro.
L’economia sempre più affamata di risorse materiali stressa il territorio. L’acqua e la terra sembrano non bastare mai. Siccità, inquinamento delle acque e desertificazione sono problemi all’ordine del giorno. Stiamo assistendo a dei cambiamenti rapidi ed epocali che sono amministrati dal governo centrale, ovvero dal partito comunista cinese, ovvero da una dittatura. Fino ad ora i cinesi sono stati abili a smorzare gli effetti stridenti che un’economia sempre più di libero mercato e sempre più legata agli investimenti stranieri provoca se imbrigliata in uno schema politico totalitario. Fin quando ci sarà di che sfamare la voglia di benessere dei cinesi il regime riuscirà a legittimare la propria posizione, ma quando inevitabilmente la crescita economica si raffredderà lasciandosi alle spalle un nuovo ceto medio (di qualche centinaio di milioni d’individui) non sarà facile far collimare l’assetto politico attuale ed il nuovo ordine sociale. E allora cosa farà la Cina?
Assisteremo al consolidamento di uno stato “nuovo”, un ibrido che concilia liberismo e assolutismo? Oppure anche l’assetto politico sarà costretto al cambiamento? Riuscirà il partito comunista cinese ad essere talmente realista, cinico ed umile da fare uno o due passi indietro per il bene del paese? Assisteremo ad una replica politica della graduale apertura che ha contraddistinto la gestione dell’economia dai tempi di Deng oppure il cambiamento sarà molto più violento?
Per ora la Cina sembra non pensarci, impegnata nell’amministrazione di un paese che cresce ogni giorno a ritmi vertiginosi, un paese che sembra aver imboccato la corsia di sorpasso a 180 e che non può più rallentare, pena la perdita della corsa (con la storia?).
LE RUBRICHE:
ALL AROUND THE WORLD
Dall'Indonesia a Monte Carlo, dal Marocco alla Bolivia questa rubrica intende proporvi aneddoti e riflessioni sui più curiosi ed interessanti avvenimenti di politica estera. Vuole stimolare il vostro pensiero e conoscere le vostre idee in proposito. L'intenzione è quella di gettare un sasso nello stagno, nella speranza che serva ad innescare un moto ondoso fatto di critiche e commenti. Pensare e confrontarsi è un esercizio fruttuoso ed appagante, ci fa star bene, ci fa sentire vivi e ci fa sentire partecipi di avvenimenti lontani molto più grandi delle nostre esistenze.
Dall'Indonesia a Monte Carlo, dal Marocco alla Bolivia questa rubrica intende proporvi aneddoti e riflessioni sui più curiosi ed interessanti avvenimenti di politica estera. Vuole stimolare il vostro pensiero e conoscere le vostre idee in proposito. L'intenzione è quella di gettare un sasso nello stagno, nella speranza che serva ad innescare un moto ondoso fatto di critiche e commenti. Pensare e confrontarsi è un esercizio fruttuoso ed appagante, ci fa star bene, ci fa sentire vivi e ci fa sentire partecipi di avvenimenti lontani molto più grandi delle nostre esistenze.
A cura di: Roberto
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AL PRESIDENTE
Baloccare in modo divertente e costruttivo mantenendo sempre un occhio critico a 360 gradi. Le poche righe, che la rubrica si permette di rubare al blog, vogliono stimolare la vostra curiosità in merito a ciò che ci avviene attorno. La volontà è quella di fornire un altro punto di vista, giocoso, sull'attualità e sui personaggi che la caratterizzano, con l'ambizione, per niente nascosta, di stimolare le vostre riflessioni.
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AL PRESIDENTE
Baloccare in modo divertente e costruttivo mantenendo sempre un occhio critico a 360 gradi. Le poche righe, che la rubrica si permette di rubare al blog, vogliono stimolare la vostra curiosità in merito a ciò che ci avviene attorno. La volontà è quella di fornire un altro punto di vista, giocoso, sull'attualità e sui personaggi che la caratterizzano, con l'ambizione, per niente nascosta, di stimolare le vostre riflessioni.
A cura di: Guglielmo
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FACCIAMO FLANELLA
(ossia "Quando l'Italia era tollerante")
L'abitudine di fare flanella, ovvero di andare in una casa di tolleranza senza consumare (questo è il significato originale dell'espressione), era diffusissima nel periodo precedente ed immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. I casini erano infatti luoghi di ritrovo ben più apprezzati e frequentati dei cafè o dei circoli culturali. Si faceva flanella principalmente per dovere, infatti spesso mancavano i soldi per consumare. Si faceva flanella però, anche per piacere: il piacere della compagnia, della lettura e della conversazione, in un luogo caldo ed accogliente, coccolati in un abbraccio peccaminoso. Insomma, il casino diventava un circolo di non eletti: dove l'intelletuale e lo scemo del villaggio avevano lo stesso diritto a dire la loro.
Gli argomenti della rubrica saranno quelli di una serata all'insegna del far flanella (in chiave moderna) : la lettura di un libro, il commento su un articolo di giornale, la visione di un film, l'ascolto di un podcast e la segnalazione di un sito internet o di un blog. Insomma facciamo flanella è una rubrica indicata a tutti i tolleranti che amano il superfluo, si concedono qualche vizio, criticano e non giudicano, credono ancora nell'ozio costruttivo.
(ossia "Quando l'Italia era tollerante")
L'abitudine di fare flanella, ovvero di andare in una casa di tolleranza senza consumare (questo è il significato originale dell'espressione), era diffusissima nel periodo precedente ed immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. I casini erano infatti luoghi di ritrovo ben più apprezzati e frequentati dei cafè o dei circoli culturali. Si faceva flanella principalmente per dovere, infatti spesso mancavano i soldi per consumare. Si faceva flanella però, anche per piacere: il piacere della compagnia, della lettura e della conversazione, in un luogo caldo ed accogliente, coccolati in un abbraccio peccaminoso. Insomma, il casino diventava un circolo di non eletti: dove l'intelletuale e lo scemo del villaggio avevano lo stesso diritto a dire la loro.
Gli argomenti della rubrica saranno quelli di una serata all'insegna del far flanella (in chiave moderna) : la lettura di un libro, il commento su un articolo di giornale, la visione di un film, l'ascolto di un podcast e la segnalazione di un sito internet o di un blog. Insomma facciamo flanella è una rubrica indicata a tutti i tolleranti che amano il superfluo, si concedono qualche vizio, criticano e non giudicano, credono ancora nell'ozio costruttivo.
A cura di: Gian(giacomo)
sabato 5 maggio 2007
Occidente fa lo sgambetto a Cindia
Da qualche anno si parla di una possibile forte collaborazione strategica tra Cina ed India. Cindia sarebbe un gigante formato da quasi 2 miliardi e mezzo di abitanti, ovvero oltre il 40 per cento della popolazione del pianeta. Senza dimenticare un altro 20 per cento di popolazione globale che risiede in Paesi che stanno diventando sempre più satelliti. Una base da cui partire per l'avvicinamento c'è, ed è la cultura, mentre l'incentivo è la realpolitik. Il buddismo serve a ricordare il legame insito tra le due superpotenze: partito dall'India ha trovato piena espressione in Cina. L'economia è utile invece a rimembrare come siano complementari. Il decollo tecnologico della tigre e l'abbondanza di capitali del dragone sono un ottimo mix per favorire intese. Soprattutto se la prima è povera di capitali e la seconda di know-how tecnologico. A questo si deve poi aggiungere la necessità comune di trovare materie prime, fondamentali per la crescita. Per quanto riguarda invece l'ambito militare, tra il 2003 ed il 2005 ci sono stati diversi incontri tra Ministri della Difesa: Cao Gangchuan per la Cina e Pranab Mukherjee per l'India. Si è parlato della possibilità di tenere manovre militari congiunte e di antiterrorismo. I due Paesi hanno preoccupazioni comuni rispetto alla minaccia del fondamentalismo isalmico. L'argomento più spinoso rimane la disputa sui 3500 Km di confine, nonostante l'accordo siglato nel 2004. Il punto cruciale è il Kashmir, di cui circa un terzo è stato ceduto unilateralmente dal Pakistan alla Cina. Questo strettissimo ed antico legame tra Pechino ed Islamabad è testimoniato da un accordo del 2005 del valore di 600 milioni di dollari che permetterà allo stato mussulmano di avere 4 fregateF22P, di modernizzare alcune infrastrutture portuali e di ricevere tecnologia di difesa marittima. Tutto ciò motiva e giustifica le titubanze indiane, che hanno favorito le politiche di U.S.A. ed U.E., mirate a far saltare la nascita di un gigante che le schiaccerebbe. Cindia infatti tra 30 anni, secondo studi internazionali, produrrà il 42 per cento del Pil mondiale, lasciando agli U.S.A. il 23 per cento e all'Europa solo il 16. Innanzi a tale prospettiva il governo degli Stati Uniti d'America è intervenuto cosi decisamente da proporre all'India un negoziato sul nucleare pur di far saltare la nascita del gigante. Dall'altra parte c'è stata una U.E. che ha deciso di dimenticare i Diritti dell'Uomo e l'embargo delle armi imposto alla Cina pur di attirare a se i capitali del dragone. L'Occidente ha minato i legami tra i due Paesi asiatici incuneandosi laddove gli è stato concesso lo spazio per farlo cosi da tutelarsi, anche al costo di fare grosse concessioni in cambio di poco (U.S.A.) o nulla (U.E.). Vanno cosi interpretate le posizioni dei Paesi europei e di George W. Bush. Quest'ultimo nel Marzo dello scorso anno ha ottenuto l'unico successo in politica estera della sua amministrazione: una collaborazione in materia di politica energetica con il governo di New Delhi. Questo è stato l'accordo che ha posto fine ad ogni possibile collaborazione strategica tre le due superpotenze asiatiche. Gli americani hanno riconosciuto all'India uno status speciale in virtù del quale potrà ricevere prodotti sensibili per il nucleare come ad esempio l'uranio arricchito, con un'unica emblematica clausola: l'A.I.E.A. dovrà avere accesso al 65 per cento delle installazioni nucleari fino al 2014. I restanti otto reattori resteranno sotto controllo esclusivamente indiano e potranno essere utilizzati per scopi militari. Per quanto esiguo, il margine di vantaggio dell' Occidente rimane ancora tutelato. Per quanto ancora non è dato sapersi.
Guglielmo
Guglielmo
venerdì 4 maggio 2007
Al Presidente
Roma - Bagnasco risponde a Rivera: "Bobo Vieri non è evoluto, per questo si fa tutte le babette in circolazione". Pochi metri più in la Joseph dice a Tarcisio: " Francisco Franco ed Augusto Pinochet erano molto amici del cardinal Marcinkus, non si poteva fare altrimenti...ma dimmi una cosa: chi cazzo è sto Welby?". Aperitivo a Castel Gandolfo tra un cosmopolitan e tartine al pesce persico.
giovedì 3 maggio 2007
Il fallimento americano
Oltre centomila soldati impegnati al fronte, 4 anni di guerra, una media di 50 morti al giorno a causa degli attentati dinamitardi, una nazione divisa che vede il suo Presidente porre il veto ad una risoluzione del congresso. Soprattutto non s’intravede la famosa luce alla fine del tunnel..
È questa la situazione irachena oggi.
L’intervento americano è stato un errore. Non per le sofferenze arrecate alla popolazione civile irachena, non perché fondato sulle menzogne delle armi di distruzione di massa e, infine, non perché ha già causato la morte di quasi 4.000 soldati americani. No, questi sarebbero stati prezzi da pagare “volentieri” se l’intervento a stelle e strisce (che il sottoscritto caldeggiava nel gennaio-febbraio del 2003) avesse realizzato le promesse sbandierate dall’amministrazione statunitense: creazione della democrazia in Iraq, effetto domino ed ondata liberale in tutto il medioriente, accerchiamento e neutralizzazione dell’Iran, soluzione della questione palestinese, rinascita dell’industria petrolifera irakena. In breve, la creazione di uno stato modello, florido e democratico, nel cuore del medioriente arabo e musulmano. Queste previsioni non si sono avverate e, molto probabilmente, non si avvereranno mai. Oggi l’Irak è uno stato sull’orlo della guerra civile, squassato da un’insorgenza che ha dimostrato di poter colpire anche dentro la famosa green zone. Mentre sunniti e sciiti regolano i loro conti i curdi sono praticamente usciti di scena, mai citati nei telegiornali, amministrano le loro terre al nord, di fatto divisi dal resto del paese. La situazione palestinese non ha risentito positivamente della presenza americana nella regione e del cambio di regime. Lo stallo politico creatosi con la vittoria di Hamas fa il paio con l’escalation del confronto tra Israele ed Hezbollah in Libano. Il processo di proliferazione nucleare iraniano resta attivo e la minaccia di una bomba sciita spaventa tanto gli USA ed Israele quanto l’Arabia Saudita e le gerarchie sunnite degli altri paesi arabi. La situazione economica irakena rimane disastrosa. L’industria petrolifera non decolla e non decollerà mai fino a quando sarà possibile far saltare in aria impianti ed oleodotti con la facilità d’oggi. La mancata sicurezza mina la ripresa economica. Il famoso cane che si morde la coda.
Gli Stati Uniti hanno fallito perché non hanno raggiunto i loro obiettivi dichiarati mentre i costi materiali e politici crescono di giorno in giorno.
All’Accademia di West Point s’insegna a “non fortificarsi dietro ad un errore”. Per quanto risulti essere doloroso ammettere la sconfitta è necessario incassare il colpo e rivedere le proprie mosse perché la storia continua anche dopo l’Irak.
Roberto
Oltre centomila soldati impegnati al fronte, 4 anni di guerra, una media di 50 morti al giorno a causa degli attentati dinamitardi, una nazione divisa che vede il suo Presidente porre il veto ad una risoluzione del congresso. Soprattutto non s’intravede la famosa luce alla fine del tunnel..
È questa la situazione irachena oggi.
L’intervento americano è stato un errore. Non per le sofferenze arrecate alla popolazione civile irachena, non perché fondato sulle menzogne delle armi di distruzione di massa e, infine, non perché ha già causato la morte di quasi 4.000 soldati americani. No, questi sarebbero stati prezzi da pagare “volentieri” se l’intervento a stelle e strisce (che il sottoscritto caldeggiava nel gennaio-febbraio del 2003) avesse realizzato le promesse sbandierate dall’amministrazione statunitense: creazione della democrazia in Iraq, effetto domino ed ondata liberale in tutto il medioriente, accerchiamento e neutralizzazione dell’Iran, soluzione della questione palestinese, rinascita dell’industria petrolifera irakena. In breve, la creazione di uno stato modello, florido e democratico, nel cuore del medioriente arabo e musulmano. Queste previsioni non si sono avverate e, molto probabilmente, non si avvereranno mai. Oggi l’Irak è uno stato sull’orlo della guerra civile, squassato da un’insorgenza che ha dimostrato di poter colpire anche dentro la famosa green zone. Mentre sunniti e sciiti regolano i loro conti i curdi sono praticamente usciti di scena, mai citati nei telegiornali, amministrano le loro terre al nord, di fatto divisi dal resto del paese. La situazione palestinese non ha risentito positivamente della presenza americana nella regione e del cambio di regime. Lo stallo politico creatosi con la vittoria di Hamas fa il paio con l’escalation del confronto tra Israele ed Hezbollah in Libano. Il processo di proliferazione nucleare iraniano resta attivo e la minaccia di una bomba sciita spaventa tanto gli USA ed Israele quanto l’Arabia Saudita e le gerarchie sunnite degli altri paesi arabi. La situazione economica irakena rimane disastrosa. L’industria petrolifera non decolla e non decollerà mai fino a quando sarà possibile far saltare in aria impianti ed oleodotti con la facilità d’oggi. La mancata sicurezza mina la ripresa economica. Il famoso cane che si morde la coda.
Gli Stati Uniti hanno fallito perché non hanno raggiunto i loro obiettivi dichiarati mentre i costi materiali e politici crescono di giorno in giorno.
All’Accademia di West Point s’insegna a “non fortificarsi dietro ad un errore”. Per quanto risulti essere doloroso ammettere la sconfitta è necessario incassare il colpo e rivedere le proprie mosse perché la storia continua anche dopo l’Irak.
Roberto
mercoledì 2 maggio 2007
Al Presidente
Arrondissement du Palais de Bourbon - Incontro conviviale chez le Jules Verne, territorio neutrale. Condi e Manoucher Mottaki da un lato, Angela ed il principe Saud Al Faisal dall'altro. Si parla di pace nel mondo. Clima estasiato. Fine serata al prive de Le Follie de Pigalle. Si vogliono tutti bene. Herr Mottaki sussura: vive la France.
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